WEB TAX, SI RISPARMIA CON I BROKER TELEFONICI

Qualsiasi governo si avvicendi a Palazzo Chigi, in Italia la parola chiave che uniforma la politica intera è “tassare”. Altrimenti, come si fa ad andare avanti?

La famosa web tax, che inizialmente era stata accantonata, ha visto la luce, anche se solo parzialmente, in Gazzetta Ufficiale, con tanto di decreto promulgato dal Quirinale. Questo significa uccidere il web, l’unico luogo ove fioriscono le idee a maggior valore aggiunto e i fatturati di gente che ha voglia di andare avanti con progetti alternativi. Anche se non colpirà direttamente le imprese italiane, Google e gli altri giganti del web potrebbero abbandonare il mercato italiano non accettando il diktat di aprire una partita IVA italiana.

Per fortuna, prima che diventi operativa c’è ancora un po’ di tempo, tempo per accantonarla nuovamente e trasferire la questione a Bruxelles. La sede idonea dove gestire tali questioni, data l’esistenza del mercato unico e per evitare che il gap tra il Bel Paese ed i partnerert europei cresca ulteriormente.

Invece di studiare nuove sanzioni dal sapore retrò ed autarchico, l’esecutivo dovrebbe tracciare le linee guida dell’Agenda Digitale e finalmente concretizzarla. Questo sì che darebbe nuova linfa al sistema economico italiano. Incrementare i km di fibra ottica, aumentare la velocità e la qualità delle connessioni DSL sono gli strumenti elementari di cui hanno bisogno le nostre PMI, per crescere e competere a livello internazionale con le proprie risorse!

Le iniziative di business basate su internet e sulle nuove tecnologie garantiscono un valore aggiunto maggiore, l’unico metodo per non soccombere ai concorrenti esteri.